Cari concittadini,
tra pochi giorni sarà il 28 febbraio 2020.
Come ormai sapete e lo sa anche l’Italia intera, (e non solo) sarà celebrata in Chiesa Madre la messa per ricordare le vittime dell’inquinamento. Questa messa, nei mesi e negli anni successivi ha avuto grande risonanza sui media nazionali ed oltre.
Il 28 febbraio ricorrerà il sesto anniversario della “messa per la vita”. Questa celebrazione ha avuto il merito di aver richiamato la pubblica attenzione sul grave problema ambientale che affligge il nostro territorio. Questo non significa che, a livello istituzionale, il problema ambientale sia stato affrontato e risolto. Tutt’altro. Qualche piccolo, ma “timido intervento” si è visto, ma tanto rimane ancora da fare.
Non so quanti di voi si ricordano del 21 aprile 2005, quando circa tremila persone, parteciparono alla fiaccolata per ricordare l’“olocausto industriale”. Presero parte a quella manifestazione anche numerosi personaggi politici della zona oggi denominata “area SIN”.
Dopo quella manifestazione rivolsi un appello agli abitanti delle “città del triangolo” perché si avesse il coraggio di “esternare” il dolore di tante persone e famiglie colpite dal cancro raccontando la propria storia.
Prigionieri di una irrazionale paura, intimiditi dal possibile ricatto occupazionale, asserviti alla logica che la salute vale meno del posto di lavoro (=meglio morire di cancro che di fame) non ci furono che pochissime risposte. È avvenuto invece il contrario in altre aree a rischio come a Taranto e nelle Terre dei fuochi, dove il “dolore gridato” ha costretto le Istituzioni a metterci la faccia.
In occasione del sesto anniversario della Messa, voglio, tuttavia rilanciare quell’appello del 2005 per trasformare il “dolore nascosto” in una forte richiesta di giustizia non solo per le vittime dell’inquinamento, ma anche per la nostra Città, che sembra inesorabilmente avviarsi verso il declino.
Forse siamo ancora in tempo.

CARI CONCITTADINI,
desidero ringraziarvi del «coraggio» e della «pazienza» dimostrata in occasione della fiaccolata del 21 aprile scorso (2005), in occasione della prima giornata della memoria delle vittime dell’olocausto industriale.
Coraggio: perché solo i coraggiosi hanno l’ardire di esporsi, di lottare, di non arrendersi;
pazienza: perché oggi non è facile ascoltare «discorsi» – compreso il mio -, da qualunque parte provengano.
Molti in questi giorni (aprile 2005) mi hanno chiesto: ed ora che abbiamo fatto la manifestazione che cosa cambia o che cosa è cambiato, cosa abbiamo ottenuto?
Purtroppo, la bacchetta magica non esiste, così come non esiste neanche la volontà delle istituzioni di raccogliere il messaggio che con la pacifica e democratica manifestazione del 21 scorso abbiamo lanciato.
Ancora è prematuro tirare bilanci, e sappiamo che la battaglia contro l’inquinamento, che dura già da almeno vent’anni, sarà ancora dura, lunga e difficile.
Sappiamo di lottare contro avversari forti del loro potere economico e che godono di alleanze politiche trasversali.
Questa battaglia, non solo, vale la pena di essere combattuta, ma deve diventare di tutti, se vogliamo vincerla.
L’obiettivo finale è quello di fare realizzare sul nostro territorio altre attività lavorative più rispettose della vera vocazione di questo territorio che soppiantino gradualmente e ridimensionino il polo petrolchimico salvaguardando e incrementando i livelli occupazionali, parallelamente al disinquinamento ed al recupero del territorio.
CHI HA INQUINATO E FATTO MORIRE
HA ANCHE IL DOVERE DI BONIFICARE E RISARCIRE!
E LO STATO NON PUO’ RIMANERE SOLO A GUARDARE.
Una cosa, però, è sicura: le tremila persone che hanno espresso il loro NO ALL’INQUINAMENTO, mi fanno credere che ad Augusta ci sono ancora uomini e donne che non hanno perso la speranza, uomini e donne disposte a non arrendersi e che vogliono lasciare ai loro figli un ambiente più sano e migliori prospettive per il futuro.
Con questa lettera mi rivolgo ai miei concittadini perché trovino altro coraggio ed altro tempo per proseguire la lotta per uno sviluppo sostenibile.
Giorno 21 aprile 2005 abbiamo ricordato le nostre vittime del lavoro, dell’inquinamento. Ma questo non basta per creare una nuova coscienza.
Ognuna delle vittime che noi nel silenzio abbiamo ricordato ha un nome, un volto, una storia.
Sono alla ricerca di tutti questi nomi, di questi volti, di queste storie per poter scrivere un libro: IL LIBRO DELLA MEMORIA.
Comprendo che non è facile parlare del proprio dolore, dei propri affetti strappati, senza violare un po’ quella «privacy» o riservatezza che purtroppo è diventato “silenzio”, ma un silenzio che non giova a nulla se non avremo il coraggio di riaffermare quei valori come la tutela della salute, della vita e della dignità umana…..
Se non vogliamo che il sacrificio silenzioso dei nostri cari sia stato inutile dobbiamo avere il coraggio di parlare ed anche di denunciare.
Raccontateci le vostre storie, perché non accada ad altri quello che è capitato a voi o ai vostri cari.
Raccontateci le vostre storie, perché si possa far capire alle Istituzioni che ad Augusta e dintorni c’è in atto una strage che dura da oltre cinquant’anni. (nel frattempo quasi settanta)
Stavolta anche i numeri contano, anche i numeri hanno un senso per denunciare e rendere pubblico quello che qui, invece, si vuole occultare.
Il LIBRO DELLA MEMORIA sarà un’ulteriore manifestazione di civiltà e di denuncia che resterà nel tempo, una denuncia che nessuno potrà mai ignorare, assai più forte della stessa manifestazione del 21 aprile (2005).
Chiedo ad ogni singola famiglia che ha avuto un morto di cancro o malattie correlabili all’inquinamento, un bambino malformato di approntare una scheda simile a quella seguente:
Scheda tipo:
1. dati anagrafici
2. fotografia
3. professione esercitata (tipo di lavoro o di lavori)
4. luogo (o impianto) di lavoro
5. tipologia della malattia
6. possibile correlazione con il lavoro svolto (se ci sono dati scientifici è meglio)
7. consapevolezza del rischio
8. periodo o data di scoperta o insorgenza della malattia
9. come è stata scoperta la malattia
10. reazione dell’azienda per cui lavorava
11. come dove quando e da chi è stata fatta la diagnosi (dal medico di fabbrica o di famiglia)
12. luoghi di cura e tipo di intervento (medico-chirurgico)
13. durata della cura ed efficacia della stessa
14. disagio della famiglia
15. eventuale contenzioso giuridico
osservazioni della famiglia sulla vicenda

GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE
Sac. Prisutto Palmiro

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