Notte di fuoco a Priolo

SIRACUSA – Non sono state ancora circoscritte le fiamme provocate dall’esplosione verificatasi ieri sera intorno alle 21,30 in un reparto dell’impianto Montedison a Priolo. L’incendio è esploso per cause non ancora accertate. Ci sono alcuni feriti, uno è gravissimo.
Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco di Siracusa, Catania, Augusta, Lentini, oltre ai vigili del fuoco dello stabilimento. Tutta l’area della Montedison è stata messa in preallarme. Buona parte della popolazione di Priolo è fuggita. La linea ferrata Siracusa-Catania come pure la strada statale Siracusa-Catania sono interrotte.
Le fiamme, alte un centinaio di metri, hanno devastato l’impianto che produce benzolo e propilene. L’esplosione è avvenuta nel reparto “PR/1” che produce cumene, una sostanza utilizzata nel ciclo di produzione delle materie plastiche.
Le fiamme hanno investito l’operaio di turno nel reparto, Vito Pesce, di 53 anni, che ha subito ustioni su quasi tutto il corpo.
L’incendio, secondo i tecnici dello stabilimento, durerà molte ore: è necessario infatti che si esauriscano le materie infiammabili contenute nei serbatoi del reparto attaccato dalle fiamme.
L’esplosione ha svegliato gli abitanti di Priolo, che dista meno di un chilometro dal reparto danneggiato dall’incendio. Le gente è uscita in strada e molti, in automobile, si sono allontanati dal paese.
Nella zona dello stabilimento dove è avvenuta l’esplosione sono installati impianti per la distillazione di cumene ed altri derivati del petrolio altamente infiammabili. Dopo la prima esplosione le fiamme si sono estese ad un serbatoio di benzina già raffinata.

Tra la gente

SIRACUSA- Verso le 21,30 da tutta la zona industriale, da Siracusa, Augusta ed altri centri è stato avvertito un immane boato che ha fatto tremare i vetri delle abitazioni. Contemporaneamente un gigantesco “fungo” di fiamme alte circa 100 metri ha illuminato a giorno la zona per un raggio di 20 chilometri al punto che si è pensato in un primo momento allo scoppio simultaneo di gran parte della zona industriale.
Panico e paura anche a Siracusa che pure dista una ventina di chilometri dalla zona dell’incendio. Lungo la strada statale 114 abbiamo incrociato centinaia di auto che si spingevano verso il capoluogo ed altri centri con a bordo abitanti di Priolo, il paesino che si trova stretto fra gli enormi impianti petrolchimici. Verso le 22,30 tutto Priolo era stato evacuato. Dalla portineria nord della Montedison uscivano centinaia di operai in preda al terrore. In un primo momento non si riusciva a capire come e dove era avvenuto lo scoppio e l’incendio. Le prime notizie le abbiamo apprese non appena sono usciti gli operai del secondo turno all’impianto PR/1.
Voci concitate ci hanno descritto il disastro.
Con molta probabilità il primo focolaio è stato provocato da una perdita di prodotto in una pompa ed è stato innescato da una scintilla fuoriuscita dal motore elettrico che aziona la pompa stessa. Vito Pesce, 53 anni, originario di Bari ed abitante a Priolo, un assistente addetto all’impianto in questione ed a un altro vicino, corre con un estintore presso il focolaio di incendio nel tentativo di spegnerlo, ma le fiamme si fanno più ampie e presto coinvolgono un serbatoio che esplode.
Vito Pesce viene investito in pieno dalle fiamme. Altri operai sono rimasti leggermente ustionati. Vito Pesce viene trasportato all’ospedale Umberto I di Siracusa. Qui i sanitari, non potendo fare molto, lo mandano al centro ustioni del “Ferrarotto” di Catania. Puntualmente riaffiorano le carenze di strutture. È assurdo che una zona altamente industrializzata non abbia un centro ustionati!
I vigili del fuoco si adoperano senza risparmio di energie in collaborazione con i pompieri della Montedison per circoscrivere il fuoco. Alcuni sono rimasti lievemente intossicati dal fumo che formava una gigantesca nuvola nera che con il grande bagliore produceva una sinistra ombra rossiccia su tutta la zona.
La fortuna ha voluto che il vento non abbia spinto le fiamme verso un gruppo di enormi serbatoi di gas liquido a pochi metri dal PR/1. Si è evitata così una catastrofe che avrebbe potuto essere di dimensioni incalcolabili.
Il commento più ripetuto da parte degli operai che stazionavano nei dintorni della portineria dello stabilimento faceva riferimento allo stato di precarietà degli impianti e alla manutenzione degli stessi. Discussioni polemiche destinate a continuare e che si aggiungono a quelle già provocate recentemente dall’inquinamento nella rada di Augusta.
Nella mattinata solo poche famiglie hanno fatto ritorno a Priolo; la maggior parte sono restate a Siracusa presso parenti o hanno dormito nelle auto.

Vito Pesce il giorno dopo è morto.

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