Padre Palmiro Prisutto scrive, il 2 Ottobre del 1988, al Presidente della Repubblica Italiana che a quel tempo era Francesco Cossiga. Qui di seguito la lettera originale.

Caro Francesco,

scusami se ti do del “tu”, ma le altre volte che mi sono rivolto a te dandoti del “lei” mi sei sembrato irraggiungibile, troppo distaccato, troppo lontano dai problemi di cui ti ho parlato e per i quali ancora ti scrivo. Non mi rivolgo.più a te come Presidente della Repubblica, ma come uno che ti dovrebbe essere almeno amico o tutt’al più semplicemente uomo. Spero che almeno questa lettera ti arrivi fra le mani senza incappare nel filtro della tua segreteria sempre così efficiente nel nasconderti i veri problemi della gente, di quella gente di cui è fatta l’Italia, ma di cui né la stampa, né la televisione si interessano, tranne che nei casi di violenza.

Chi ti scrive è gente semplice, senza particolari pretese, gente che non ha la stessa influenza o importanza degli attori, dei calciatori, degli atleti, ecc., che periodicamente ricevi con tanto sfarzo ed a cui la TV dà tanto rilievo. Siamo gente che lavora con onestà, senza quei favolosi guadagni che rendono influenti, e che con il proprio onesto, ma non appariscente lavoro contribuisce alla grandezza della Nazione. Vorremmo essere ascoltati solo come tali, come quei cittadini di cui si parla nell’art. 1 della Costituzione Italiana.

Con questa lettera ti invitiamo a trascorrere ad Augusta le tue prossime vacanze per dimostrare anche a noi la tua “coscienza ecologica” e non solo a quelli sulle Dolomiti o del Parco Nazionale d’Abruzzo. E’ facile parlare di ecologia in mezzo a luoghi splendidi, incontaminati, protetti. Anche i nostri un tempo erano così.

E’ facile esprimere “angoscia” di fronte al peregrinare (in attesa di trovare un porto d’attracco) di quelle navi che ignominiosamente riportano in patria i veleni clandestinamente (?) esportati tra gli “ingenui poveri” del terzo mondo, mentre pochi furbi si arricchivano. E’ facile per il Ministro Ruffolo spedire al Sud, il più lontano dai suoi occhi, dalle sue narici e dalla sua pelle i rifiuti tossici e nocivi prodotti dal “civile e progredito” Nord ammesso che lo sia anche nella dignità. E’ facile dietro una scrivania lontana politicamente e geograficamente dai luoghi interessati, emanare un comodo decreto per spedirvi, a dispetto di chi ci abita e ci vive, ciò che egli stesso non vorrebbe vicino a casa sua.

E’ normale essere presenti (diversamente significherebbe dimostrare la vigliaccheria dello Stato) ai funerali di un magistrato ucciso dalla mafia. Ma è molto difficile per te o per un tuo rappresentante essere presente alle esequie di un padre di famiglia ucciso impietosamente da un cancro ai polmoni dopo aver lavorato per decenni in un ambiente insalubre o di un giovane che ad appena trent’anni vede stroncata la sua voglia di vivere da un tumore al cervello. Mi chiedo perché mai la nostra voce non debba essere udita. Ma mi viene il sospetto che questa voce sia volutamente e continuamente soffocata, come lo è stata per secoli quella degli schiavi che erano costretti a lavorare per il benessere dei loro padroni.

Mi chiedo perché dobbiamo essere i soli a sopportare il carico ormai divenuto troppo pesante della mortalità per tumore, delle malformazioni dei bambini, di una intera vita vissuta in un ambiente divenuto insalubre per garantire il benessere a tanti altri che ne godono tranquillamente i frutti, ma che non sanno su quale prezzo di sangue esso si fondi!

Caro Francesco, noi non siamo Livorno, non siamo Manfredonia, dove avete fatto esplodere la rabbia dei cittadini che hanno visto calpestata la loro dignità imponendo con la forza le vostre assurde decisioni. Dovresti conoscere, se la tua segreteria ti ha informato, che Augusta si è già rivolta a te, ma senza risposta, in maniera civile, però non vorremmo che il nostro senso civico e la nostra dignitosa protesta fossero scambiate per debolezza, e non vorremmo neanche subire un ennesimo gesto di prepotenza da parte dello Stato che venisse ad aggravare una situazione già troppo precaria. In tal caso la responsabilità di una forte forma di protesta diversa da quelle fatte fin ora ricadrebbe soltanto su di voi che avete tentato di soffocare ancora una volta la voce di reclama solo i legittimi diritti costituzionali.

Caro Francesco, sicuramente ti rivedrò tra breve in televisione, per conferire il titolo di Cavaliere o di Commendatore agli atleti reduci dalle Olimpiadi, ma ricordati che aspettano una tua visita i malati di tumore di Augusta; aspettano di essere ricevuti gli orfani e le vedove di quei lavoratori che hanno sacrificato la loro vita sull’altare di quella industria che “perduta e dimenticata” nel profondo Sud porta agiatezza all’intera nazione.

Aspetto, probabilmente ancora invano, la tua risposta.

Sac. Prisutto Palmiro

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