Lo scandalo dell’EniChem di Priolo: parla il dottor Giacinto Franco
Negli anni ‘80 erano state già evidenziate drammatiche malformazioni neonatali
Di Gabriele Centineo

Il gruppo dirigente dell’EniChem di Priolo è agli arresti, 552 i capi di imputazione. Tra gli altri: associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti tossici e nocivi, falsificazione di analisi e di formulari.

Un altro caso Marghera; questa volta, forse, la speranza che giustizia sia fatta.
Attorno allo scandalo degli arresti la rivelazione, ormai del tutto evidente, che le denunce di Associazioni Movimenti erano del tutto vere.

Un disastro nell’ambientale che dal triangolo Priolo-Augusta-Melilli dilaga su tutto il territorio per lo smaltimento dei rifiuti, mentre gli impianti autorizzati contano poche unità. Anche il petrolchimico di Gela è sotto esame per la decina di denunce che avanzate da Italia Nostra, attendo l’esame del tribunale. Non sarà possibile, questa volta, assistere alla transustanziazione del pet-coke in un nobile combustibile per intercessione di Cuffaro (presidente della Regione Sicilia) e di Berlusconi.

Il mercurio (Hg) dell’impianto cloro-soda riversato direttamente in mare dai tombini; la soddisfazione dei dirigenti che, ignorando le cimici della Procura, si illudono di avere ingannato i giudici e felici urlano “i futtemu” non fanno parte del folclore locale. Non erano degli ingenui; la mancata manutenzione degli impianti, la esternalizzazione di funzioni di controllo e di manutenzione, l’illegale trattamento dei residui della produzione, non corrispondono ad un malcostume locale, ma le scelte generali dell’impresa, permettono di “risparmiare” miliardi sulla salute dei lavoratori e della popolazione. Erano perciò sicuri dell’impunità; sapevano che per troppo tempo, ad Augusta, come a Gela e Milazzo, ogni controllo poteva essere eluso.

Una formidabile alleanza tra potere politico, potere mafioso e potere economico per il controllo del territorio. Ma anche la miopia sindacale che, affannata nella concertazione dei Patti territoriali, e apologetica dello “sviluppo” aveva già alla fine degli anni ‘70 dismesso, in un micidiale patto tra i produttori il sapere operaio costruito nella lotta dei delegati per il controllo sulla produzione sull’ambiente.

Del resto che “tutto va bene” l’aveva dichiarato l’università di Catania o commissionata dal Tribunale o più direttamente dall’impresa.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità certificava che, secondo la legge (8-7-1986, numero 349 si tratta di “aree ad elevato rischio di crisi ambientale” con “trend crescenti per il tumore polmonare con il rischio cumulativo quasi raddoppiato dalla generazione del 1920 a quella del 1940”.

Non occorreva, anche se aiuta, un così autorevole parere. Basta prelevare dal proprio pozzo di casa un liquido supernatante ed accorgersi che si tratta di benzine e di idrocarburi infiltrato nelle falde freatiche ad Augusta così come a Gela.

Scheda

(casi per 1000 ) locale nazionale

a) cuore e circolo 221,43 143,65
b) apparato digerente 164,29 93,20
c) apparato genitale 214,29 100,43
d) occhio e orecchio 7,14 51,74

locale regionali

a) cardiopatie congenite 235 196
b) apparato urinario 59 46
c) apparato muscolo-scheletrico 176 210

Già alla fine degli anni ‘70 ricerche del Consiglio Nazionale delle Ricerche avevano dimostrato che la fauna iittica, in particolare il pesce azzurro, evidenziava una forte bio-accumulazione non solo di pesticidi ed organo-clorurati, ma anche di mercurio e di metalli pesanti nel mare di Augusta e di Milazzo. Bastava prestare attenzione a quell’indicatore biologico per eccellenza che, assai più di analisi sofisticate e dei limiti convenzionali di accettabilità, rivela il disastro ambientale: la salute e le mortalità degli uomini e delle donne.

Le lotte operaie degli anni ‘70 lo avevano già detto e avevano tentato di imporlo: MAC 0.

Questi elementi furono individuati nelle drammatiche malformazioni neonatali studiate, nel 1980, dal dottor Giacinto Franco, allora primario del reparto di pediatria dell’ospedale Muscatello di Augusta e nella correlazione da lui stabilita, secondo la letteratura scientifica, tra alcune sindromi dell’ingestione, attraverso il cibo, di composti organici del mercurio in un preciso intervallo temporale della gestazione.

Da allora incessantemente il dottor Franco ha combattuto una lunga battaglia; dal processo aperto dall’allora pretore Condorelli alla denuncia della Lega Ambiente sino a questi giorni. Lo abbiamo incontrato e coinvolto in una lunga conversazione per comprendere non soltanto la natura e le cause del disastro ambientale, ma anche soprattutto le ragioni della sordità della politica e della comunità scientifica di fronte alla drammaticità della situazione. È possibile riassumere le sue risposte alla prima questione, sull’altra converrà ritornare.

I dati più significativi sono quelli relativi:

a) mortalità per tumori
b) malformazioni neonatali

a) l’aumento della mortalità per tumori è passata dall’ 8,9% (1951-55) al 23,7% (1976-80) con punte del 28,3% (87) e del 32,75% (88)

Le analisi del dottor Franco e quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si sovrappongono; l’aumento dei tumori in coincidenza con la seconda metà degli anni ‘70 ben si accorda con l’intervallo di vent’anni relativo alla latenza del male. La dipendenza dei tumori dal processo lavorativo è mostrata in modo evidente dal “profilo differente per i due sessi…” e dal fatto che “si registrano eccessi significativi concentrati nelle zone più vicine al petrolchimico, solamente per i giovani, nelle cause tumorali e del tumore polmonare…. il rischio è in aumento per le generazioni più giovani “. (dalla relazione OMS: Bertolloni, Mitis, Martuzzi, Bigeri – dati aggiornati alla 1994)

b) le malformazioni congenite sono state eseguite dal centro di monitoraggio dell’ospedale di Augusta istituito, dopo il 1980, dal Ministero della Sanità per l’allarme sollevato dal sospetto fattore teratogeno delle scorie tossiche industriali (teratogeno = generatore di mostri).

Dalla relazione del dottor Franco del marzo le 2001 che liberamente riassumiamo sono evidenti i seguenti dati:

– si mostra un incremento costante nell’intervallo 1980-2000 delle malformazioni con un picco (2000) del 5,6% dopo alcuni picchi significativi del 3,5%;
– sono impressionanti i confronti tra le medie nazionali e i dati locali per 1000 malformati (vedi scheda).

Di particolare gravità sono le malformazioni genitali; negli ultimi dieci anni 303 casi per 1000 contro 214 per 1000 dei primi dieci anni mentre a livello nazionale sono soltanto 100 casi per 1000 secondo i dati IPMC (unità operativa dell’Università Sacro Cuore di Roma). Se si confrontano i dati (1990-98) relativi alla Sicilia la situazione è evidente:

Sicilia orientale 2,16%
Sicilia occidentale 2,12%
Provincia di Siracusa 3,12%
Nati in Augusta 3,04%

La conclusione può essere tratta: hanno costruito un inferno in terra e lo hanno chiamato sviluppo.
Dovremo continuare l’inchiesta.

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L’intervento
Siracusa al veleno
Luigi Solarino
Docente di chimica industriale all’università di Catania

Apprendiamo dalla stampa che il ministro Stefania Prestigiacomo si preoccupa giustamente che il recente scandalo EniChem possa dare un’immagine negativa di Siracusa, come di una provincia inquinata, con il mare pieno di mercurio e l’aria irrespirabile: per quanto riguarda l’irrespirabilità penso che anche il ministro, passando per la ex SS 114, nel tratto che attraversa il polo industriale siracusano, sia stato costretto a chiudere i finestrini dell’auto, diverso sarebbe per il mare. E a tal proposito sempre la Prestigiacomo ha invitato la Lega Ambiente ad anticipare la campagna di analisi per verificare lo stato di salute delle acque della costa Siracusana.
Sebastiano Venneri, responsabile mare di Lega Ambiente ha dichiarato la disponibilità a collaborare “senza prestarsi ad operazioni di cosmesi ambientale”. Penso che il Venneri volesse intendere che i rilevamenti dovrebbero estendersi a tutta la costa Siracusana, Augusta compresa. Senza voler apparire infausti profeti siamo certi che sulle coste di Augusta, specie sulla parte dello splendido golfo Xifonio, da sempre scelto dagli Augustani per la balneazione, verranno trovati oltre i segni dell’inquinamento industriale anche quelli marcati dell’inquinamento dai reflui urbani. In questo specchio di acqua, infatti vengono versati i liquami di Augusta non sottoposti a trattamento alcuno, attraverso ben 28 scarichi, costringendo l’amministrazione comunale a costellare le coste di cartelli di divieto di balneazione. Quest’amministrazione comunale, guidata per due legislature dal sindaco di Augusta Giuseppe Gulino, da poco sospeso dalla carica dal prefetto di Siracusa per problemi di natura amministrativa-giudiziaria, nel 1995, dovendo scegliere fra due soluzioni per la depurazione dei reflui urbani di Augusta, una che, per una spesa di 9 miliardi, prevedeva l’invio di detti reflui al depuratore consortile di Priolo e l’altra che, per una spesa di 24 miliardi prevedeva la costruzione di nuovo depuratore tutto per Augusta, scelse quest’ultima, insensibile ai suggerimenti e alle pressanti richieste degli ambientalisti e dei cittadini che preferivano la prima.
Il tempo ha dato ragione ai cittadini, il depuratore da 24 miliardi non è stato ultimato sia per mancanza di fondi sia perché i fanghi da esso prodotti, che nella mente dell’amministrazione dovevano confluire nel depuratore consortile IAS di Priolo, da quest’ultima struttura venivano categoricamente rifiutati, quindi l’inquinamento delle coste augustane non è solo dovuto alle industrie, ma è anche da attribuire a una scellerata scelta degli amministratori locali. Di questo è bene che anche i ministri ne parlino e si dia risposta ai cittadini.

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