Oltre diecimila lavoratori rischiano di essere messi in cassa integrazione
Il pretore di Augusta sta per decidere la chiusura delle raffinerie Montedison, Liquichimica ed Esso – Le perizie sugli scarichi di quest’ultima industria avrebbero confermato l’alto tasso di inquinamento –
Si attendono gli altri risultati – Il sindaco: “I pericoli non riguardano solo i pesci, ma anche l’uomo” – I sindacati: “Meglio la sospensione del lavoro che un disastro ecologico” – Le aziende vorrebbero una proroga delle nuove norme al fine di adeguare gli impianti

Dal nostro inviato speciale
Augusta – Le raffinerie degli impianti petrolchimici della Esso, della Montedison e della Liquichimica, che si affacciano sulla rada di Augusta rischiano di dover chiudere i battenti. Per Esso il provvedimento è già stato praticamente adottato, mentre per la Liquichimica sarà preso nei prossimi giorni.
I primi risultati delle analisi disposte dall’amministrazione provinciale e dalla magistratura dimostrano che gli scarichi industriali di questi tre colossi sarebbero altamente inquinanti.
Fino a questo momento sono stati resi noti solo i risultati delle analisi relative alla raffineria della Esso, che non appare in regola, e sarà quindi costretta a chiudere i battenti fino a quando non avrà installato dei depuratori.
I risultati delle analisi relative alla Montedison e alla Liquichimica sono ancora coperti dal segreto istruttorio, ma Antonino Condorelli, il giovane pretore di Augusta, che conduce l’inchiesta sembra deciso ad andare fino in fondo e a trascinare in tribunale i dirigenti delle tre società.
Segno, questo, che le perizie disposte dal giovane magistrato avrebbero dimostrato che anche gli scarichi della Montedison e della Liquichimica sono troppo inquinanti. Di certo si sa che anche la Liquichimica, (che produce paraffina e olefine, destinati ai saponifici industriali) non sarebbe in regola con la legge Merli.
Le prime analisi effettuate dal laboratorio provinciale di igiene di Siracusa, dimostrerebbero che il tasso di inquinamento degli scarichi industriali della Liquichimica è superiore ai livelli consentiti della legge Merli. Negli scarichi della Liquichimica sarebbero state rilevate dosi eccessive di COD (richiesta chimica di ossigeno) e di oli minerali. Per non usare due pesi e due misure, la Liquichimica quindi, dovrà probabilmente chiudere i battenti.
Chi starebbe meglio è la Montedison: le analisi relative a questo gruppo non sono state ancora compiute, e quindi i risultati si conosceranno solo tra qualche settimana. Ma si sostiene che nemmeno la Montedison è in regola con la tabella C della legge Merli.
Se gli impianti della Esso, della Montedison e della Liquichimica dovranno chiudere i battenti, 10 mila persone rischiano di essere poste in cassa integrazione: si tratta di settemila dipendenti della Montedison, di 750 operai della Esso, di mille dipendenti della Liquichimica di un migliaio di altri lavoratori dell’indotto.
Come ha accolto la gente una prospettiva del genere? Bisogna riconoscere che le prime reazioni sono caratterizzate da una grande maturità. Il sindaco di Augusta, Placido Santanello (dc) spiega con aria decisa: “La prospettiva di 10 mila lavoratori in cassa integrazione per un mese o due non ci spaventa. Questa soluzione è ormai inevitabile. Se non chiudono subito questi impianti, per consentire loro di mettersi in regola con la legge, installando dei depuratori, le acque della rada di Augusta rischiano la morte chimica. Ormai i pericoli non riguardano più i soli pesci, ma l’uomo”.
Ma le industrie, come noto, chiedono un altro anno, per mettersi in regola. “Secondo la legge Merli, del 1976 – precisa il sindaco – le industrie avevano tre anni di tempo per mettersi in regola; ora i tre anni sono scaduti e il 13 giugno scorso è entrata in vigore la nuova normativa, molto più severa della precedente. Secondo noi, il governo non deve accordare alle industrie inquinanti nessuna proroga: altrimenti, noi daremo ai petrolieri licenza di inquinare e di uccidere”.
Le industrie, spiega il pretore Condorelli, dicono di non essere in grado di rispettare la tabella C della legge Merli che è in vigore da poche settimane e chiedono al governo di emanare una “leggina”, che accorda loro una proroga di un altro anno.
Una boccata di ossigeno, necessaria per installare i depuratori, che dovrebbero essere già in funzione. Come si vede la moria dei pesci di Augusta ha riaperto il dibattito sulla legge Merli.
In un telegramma inviato al presidente del consiglio il sindaco di Augusta prende posizione contro qualsiasi ipotesi di rinvio dell’entrata in vigore della tabella C. Rinvio che, invece, è caldeggiato dalle industrie, che agitano lo spauracchio della cassa integrazione.
Anche i sindacati hanno preso posizione contro il rinvio dell’entrata in vigore della tabella C della legge Merli, che è diventata un vero e proprio spauracchio per le industrie.
Per domani, i sindacati di Augusta hanno proclamato uno sciopero generale per protestare contro l’inquinamento della nostra rada – spiega un sindacalista della CGIL – Mare.
La prospettiva di 10 mila persone in cassa integrazione non vi spaventa?
“Meglio qualche settimana di cassa integrazione, che un disastro ecologico di dimensioni bibliche. Gli scarichi industriali hanno ucciso milioni di pesci. Adesso è in pericolo l’uomo? “.
“Nella nostra zona – precisa il sindaco – si registra già un vertiginoso tasso di tumori, di malattie polmonari, di aborti misteriosi. Il mare è diventato una fogna, l’acqua potabile è piena zeppa di cloro, i pascoli sono inquinati. A Marina di Melilli, un migliaio di persone hanno dovuto essere evacuate di urgenza, a spese della Cassa per il Mezzogiorno a causa degli inquinamenti provocati dalla raffineria ISAB”.
Antonino Condorelli, il pretore di Augusta che conduce le indagini, ha già inviato alcuni avvisi di reato ai dirigenti della Esso, della Montedison e della Liquichimica.
Il corpo di reato è rappresentato da alcune provette con l’acqua di mare inquinata dagli scarichi industriali.
Gianfranco Ballardin

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