Il polo petrolchimico di Augusta è stato come una grande foiba

17 OTTOBRE 2014
Egregio Signor Presidente, (Napolitano)
con la presente le invio l’ultimo tabulato aggiornato dei morti di cancro di Augusta letto durante la celebrazione del 28 settembre scorso durante la quale ho letto ai fedeli ed ai cittadini di Augusta anche la lettera inviatami dal suo Consigliere Giulio Cazzella.

Nei giorni precedenti ho voluto rileggere i messaggi rivolti da Lei e dal suo predecessore in occasione del “giorno del ricordo” riguardanti la triste e dolorosa vicenda delle foibe. Mi è venuto quasi spontaneo ed assolutamente normale paragonare quella vicenda storica alla situazione di Augusta e del territorio circostante.

Per quasi mezzo secolo, il polo petrolchimico di Augusta è stato come una grande foiba per gran parte di coloro che vi hanno lavorato o vissuto vicino. In quell’ambiente insalubre (incidenti sul lavoro a parte) molti lavoratori vi hanno sacrificato la salute ed anche la vita. Così come per la “ragion di Stato” su certe stragi qui per la “ragion del profitto” è stato fatto silenzio sulla vicenda. Era vissuto come sentimento di paura misto a vergogna il fatto di avere in famiglia un morto o un malato di cancro. Dei tanti morti o malati di cancro (e di altre patologie derivanti dall’inquinamento) si taceva come sotto il ricatto derivante da una inspiegabile forma di omertà. Ho sentito ripetere molto spesso, come schiacciati da un senso di paura e di rassegnazione questa frase: MEGLIO MORIRE DI CANCRO CHE DI FAME.

Il ricatto occupazionale, lo spettro della disoccupazione ha privato anche della libertà di pensare tantissimi operai e le loro famiglie. A questo si è aggiunto l’accettazione passiva di una sorta di “monetizzazione del rischio” con qualche donazione a Comuni, Enti, Associazioni, ecc.

La gente, molte volte, ha applaudito a queste “donazioni-elemosine” subendo lo strapotere e la prepotenza delle multinazionali che si sono appropriate del nostro territorio, con gli effetti nefasti che ora sono sotto gli occhi di tutti.

Probabilmente, per la mia presa di posizione, sono stato l’unico o il primo ad essere colpito da un atteggiamento ritorsivo da una di queste aziende che per la prima volta, dopo decenni, ha negato il contributo per la festa del S. Patrono. Ho ringraziato questa azienda scrivendo al suo dirigente che la libertà degli abitanti di Augusta non è in vendita.

La sua venuta ad Augusta, che ancora richiediamo, anche con la petizione on-line, vorrebbe rappresentare, attraverso la sua persona per il ruolo che ricopre, la presenza e la forza dello Stato contro quei poteri economici che qui, con la forza del denaro e la prepotenza del ricatto occupazionale, hanno soggiogato la popolazione, imponendo delle condizioni di lavoro assolutamente inaccettabili sotto ogni profilo.

Proprio per questo sostengo che vivere e lavorare così è come l’essere buttati collettivamente dentro una foiba. Con la celebrazione del 28 di ogni mese, leggendo i nomi dei nostri morti di cancro, è come se si fosse verificata la “riesumazione” – parlo per allegoria – delle vittime di questa simbolica foiba.

Fino al 28 febbraio questi morti erano come dei fantasmi, ma da quel giorno questi fantasmi si sono materializzati: ogni nome corrispondeva ad una persona, ci richiamava un volto, ci raccontava una storia. Purtroppo questo elenco è cresciuto sempre più di mese in mese, segno che il muro di omertà che avvolgeva questa vicenda ha cominciato a mostrare delle crepe, segno che una nuova mentalità si sta facendo faticosamente strada.

E se non ci fosse stato il ricatto occupazionale?

Di questa vicenda ne ho parlato con termini duri, ho parlato di una “strage silenziosa”, espressione che nessuno ha osato contestare e che, di fatto, Lei stesso, con la sua risposta a firma del consigliere Giulio Cazzella, ha tacitamente riconosciuto.

Proprio in questi giorni la S. V. ha voluto richiamare l’attenzione sugli incidenti del lavoro: non le sembra che, a parte quelli effettivamente morti per gli incidenti reali, questi del tabulato siano le vittime del più grande incidente sul lavoro accaduto in Italia? Vittime del lavoro o del compimento del loro dovere non sono solo i minatori di Marcinelle o i bambini delle macerie di San Giuliano di Puglia.

Lo sono anche i tanti morti di cancro di Augusta ed anche le tante centinaia di bambini di Augusta nati con malformazioni più o meno gravi o addirittura sacrificati con l’aborto “terapeutico”.

Signor Presidente, nel caso non volesse venire per la celebrazione del 28, il prossimo 7 dicembre non vada al teatro alla Scala di Milano ad assistere ad uno spettacolo, venga a vedere, invece, di presenza, la tragedia di Augusta. L’aspettiamo.

Distinti saluti,
Don Palmiro Prisutto
17 OTTOBRE 2014

——–

Il Dr Giulio Cazzella del Consiglio della P.d.R. scrive a Don Palmiro Prisutto:

Roma, 8 Settembre 2014

Caro Arciprete,

faccio riferimento alla sua “e-mail”del 31 agosto scorso con la quale ha voluto informare il Signor Presidente della Repubblica del Suo lungo colloquio con il Prefetto Gradone, esprimendo tuttavia amaro scetticismo circa i tempi di avvio di un azione di efficace risanamento della situazione ambientale del polo petrolifero di Augusta e località limitrofe.

Convengo con Lei sul fatto che l’azione del Prefetto, di cui lo stesso ha tempestivamente informato questa Sede, deve essere autorevolmente sostenuta anche presso le Amministrazioni interessate ed in questo senso già sono stati svolti gli interventi del caso, che saranno a breve reiterati ove si dovesse riscontrare una qualche insufficienza o disattenzione.

Nel confermarle il costante personale interessamento del Capo dello Stato, sempre estremamente sensibile dai segnali di sofferenza che provengono da più parti, e nella evidente impossibilità di una risposta individuale ai tanti che ne richiedono la presenza a Siracusa a sostegno delle iniziative da Lei promosse, La prego farsi portatore dell’attenzione posta dal Presidente Napolitano sul tema della salute e del lavoro e del Suo personale impegno a sollecitare azioni efficaci e tempestive.

Un Cordiale Saluto
Giulio Cazzella

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