L’AQUILA SVEVA:
è il simbolo che l’Imperatore Federico II volle dare alla Città di Augusta, in Sicilia nella provincia di Siracusa. Tale emblema oggi si trova collocato sulla facciata sud del palazzo municipale cittadino.
Raffigura un’aquila con le ali spiegate che guarda ad oriente e che vola sul mare (il porto di Augusta) afferrando con gli artigli le monete d’oro che galleggiano sull’acqua. Già più di otto secoli fa, l’illuminato imperatore aveva previsto che la ricchezza di questa sua città fondata nel 1232 avrebbe tratto la sua ricchezza dal mare. Oggi, purtroppo, il lavoro su quel mare che avrebbe dovuto dare vita e benessere è causa di enormi e gravi problemi: è questo il motivo ispiratore di questo sito.

Ritratto fotografico di Palmiro PrisuttoCari navigatori, mi chiamo PRISUTTO PALMIRO e sono l’autore di questo sito.
Sono nato in questa meravigliosa e splendida città 65 anni fa. Ho studiato lettere classiche e teologia. Dal 1979 svolgo il ruolo di sacerdote cattolico nella diocesi di Siracusa. Sono stato parroco a Brucoli per 21 anni ed oggi sono parroco nella Chiesa Madre di Augusta.
Ho insegnato religione nelle scuole di Floridia e Augusta. Ho lasciato l’insegnamento dopo 41 anni per andare in pensione.

Anch’io sono entrato quasi subito nel mondo di internet e dei social network, non per trascorrervi solo un po’ di tempo, ma soprattutto per favorire la conoscenza di tutto ciò che è accaduto o sta accadendo nella mia Città di Augusta e nel territorio circostante. Mi riferisco a quel territorio che negli anni 70-80 fu definito “il triangolo della morte” (Augusta, Priolo, Melilli), anche se oggi si preferisce parlare di “quadrilatero” in quanto anche la città di Siracusa risulta coinvolta in questa vicenda. A partire dal 1949 tutta la costa da Augusta a Siracusa fu interessata da un imponente ed irrefrenabile processo di “industrializzazione pesante” soprattutto nell’ambito chimico e petrolchimico che, non solo ne ha deturpato il paesaggio, ma ha anche inquinato forse irrimediabilmente tutte le matrici ambientali: aria, acque, terra.
Tutto questo, all’inizio, fu considerato “progresso”.

Ma il progresso non può portare solo lavoro e soldi; il progresso vero deve anche migliorare l’ambiente, deve elevare la qualità e le condizioni di vita. Una ricchezza improvvisa, ma effimera, le industrie l’hanno sì, portata, ma l’aspetto negativo dell’industrializzazione selvaggia degli anni ’50 oggi è quello maggiormente visibile: negli anni ’80 il quadrilatero fu oggetto di studio da parte delle massime autorità sanitarie nazionali ed anche mondiali (perfino dall’OMS) e nel 1990 venne dichiarato AREA AD ELEVATO RISCHIO DI CRISI AMBIENTALE

Qualche anno dopo, un’infelice dichiarazione di un ennesimo Ministro dell’Ambiente la definì Area in piena crisi ambientale ed infine questo territorio ebbe un ulteriore riconoscimento dalle Istituzioni: Area “SIN” (=sito di interesse nazionale), cioè lo Stato riconosceva ufficialmente il disastro ambientale e proponeva di recuperare il territorio mediante opere di bonifica, finora in massima parte inattuate o, forse, impossibili da realizzare.

Va ricordato che per le vestigia del passato quasi l’intera provincia di Siracusa, ad eccezione dell’area Augusta, Priolo, Melilli e della zona a nord di Siracusa, sono state dichiarate “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO. La zona industriale del “triangolo” contro ogni logica fu fatta sorgere incredibilmente sui ruderi e le necropoli di un territorio colonizzato dai Greci già nell’ottavo secolo avanti Cristo e che, oggi , considerati anche gli eventi che l’hanno interessata (si pensi solo al terremoto del 1693), è riconosciuta come una zona sismica di primo grado.

Io sono testimone vivente di questo cambiamento: pesca, agricoltura, estrazione del sale ed altro sono sparite per creare una classe operaia, ormai rassegnata e soggiogata dal ricatto occupazionale, che purtroppo paga di persona le conseguenze del nuovo lavoro: malattie, nascite malformate, cancro sono ormai la quotidianità.

Celebrando i funerali, mi sono accorto che la quasi totalità dei decessi di Augusta sono provocati da quella patologia chiamata cancro; una patologia che ha duramente colpito anche la mia famiglia. Già agli inizi degli anni ’80 a livello personale avevo deciso di scendere in campo per difendere la mia bella città che stava scivolando verso un inimmaginabile declino. Nella mia mente non c’erano calcoli politici, né carriere che dovevo intraprendere: mi ha spinto a farlo solo “l’amore per la mia città“.

L’uso di internet e dei social-network mi è servito per veicolare quasi esclusivamente un messaggio: parlare di questa città, farne conoscere la sofferenza nascosta e tenuta deliberatamente occultata dalle Istituzioni a cui mi rivolgo da vari decenni.

Oggi il caso Augusta, grazie anche al mio pluridecennale operato, non può più essere nascosto e le Istituzioni – che ben conoscono la condizione di Augusta e dintorni- devono avere il coraggio e la capacità di risolverlo. In caso contrario Augusta diventerà un’altra città simbolo di un disastro provocato dall’uomo e il suo nome farà parte di quell’elenco di città divenute tristemente famose per gli eventi negativi o per le stragi che vi sono accadute. Questo sito affianca oltre la mie pagine su FB, anche i profili su instagram, twitter, wordpress, blogspot, ed altri.

Mi auguro che i navigatori di questo sito si facciano un’idea chiara e reale delle condizioni di disagio e sofferenza vissute da una popolazione che nell’area interessata coinvolge direttamente almeno 200.000 abitanti. Spero anche che “l’informazione libera” di questo sito contribuisca a rivelare una vicenda poco conosciuta a livello nazionale e che scuota soprattutto le coscienze di coloro che, a livello istituzionale, sono in dovere di dare risposte e soluzioni perché questa Città torni ad essere quella che il suo stesso nome significa.