Italia carissima,
stai vivendo una esperienza di cui si parlerà certamente nei libri di storia.
Di solito la storia riguarda il passato; stavolta, invece, riguarda il presente e il futuro dell’Italia e non solo di essa.
E questa storia non solo la racconteremo, ma la scriveremo noi.
Ma dobbiamo fare in modo di scriverla e rileggerla da vivi e non da essere ricordati sui libri come le anonime migliaia di vittime delle tante guerre che vi si sono combattute.
Di guerre, nel secolo scorso, cara Italia (ed Europa) ne hai visto tante, …. E, addirittura le hai “esportate” in tutto il mondo. Ma qual è stata l’utilità di esse?
Ogni guerra ha lasciato dietro di sé morti, feriti, distruzione, fame, miseria, odio verso il “nemico”.
Poi ogni guerra finisce e si firmano precari ed umilianti “trattati non di pace” , ma di “non guerra” tra vincitori e vinti.
Ogni guerra produce morti e feriti, distrugge le case e le strutture, uccide la natura, e soprattutto divora quelle risorse, assai più necessarie, che dovevano essere prioritariamente destinate alla vita e alla salute degli uomini.
I costi di una qualsiasi guerra sono inquantificabili: quanto valeva un aereo abbattuto, una nave militare affondata, un carro armato distrutto, un missile, una bomba atomica? Mi sono sempre chiesto, io, che le guerre le ho studiate sui libri di storia, le ho viste solo nei film e nei documentari, che le ho sentito raccontare dai parenti più grandi…: a che cosa sono servite le guerre? Hanno, forse, qualche volta, ristabilito quella “giustizia violata” per la quale sono scoppiate? Oppure sono state le basi di altre ulteriori ingiustizie?
Poi, esausti, o impossibilitati a continuarle per mancanza di uomini e mezzi, gli uomini finalmente si fermano, e dopo un po’, la vita riprende, il tempo attenua i ricordi, rimargina le ferite, fino a far dimenticare che ci sia stata la guerra e sopraggiunge anche quello strano oblìo che fa assopire i sentimenti ostili e si ricostruiscono nuovi rapporti fra le nazioni. La storia del secolo XX lo ha dimostrato.
I nemici, nelle guerre, erano altri uomini, che vi erano stati costretti a combatterla, ma che nessuno di essi avrebbero voluto fare.
Dietro tante guerre ci sono stati singoli o pochi uomini che per loro sognavano “orizzonti di gloria”; uomini che con la loro propaganda ideologica hanno coperto le “urla del silenzio” della povera gente a cui hanno fatto trascorrere “il giorno più lungo”(sarebbe più giusto dire la notte più lunga)….
Dietro tante guerre ci sono persone, società, lobbies e stati che spinti dall’idea che “finchè c’è guerra c’è speranza” continuano nel più totale disprezzo della vita altrui a produrre e vendere armi, e per questo non esitano a creare tensioni e conflitti per piazzare i loro “prodotti”, perché pensano che per loro “per chi suona la campana” non è un affare che lo riguardi. Loro staranno sempre nelle retrovie, ma mai in trincea.
Non sarebbe il caso di combattere “la grande guerra”?
Riprendendo Isaia ed attualizzando quanto scrisse Follereau: c’è poca differenza tra la forma di una fiala di vaccino e quella di un proiettile: incredibilmente simili nella forma, ma profondamente diversi nel prezzo e nell’utilità; quanto costa uno di quei sommergibili capaci di resistere varie settimane sott’acqua e in grado di spedire in ogni direzione a migliaia di chilometri i loro micidiali missili: ma quanti ventilatori polmonari e apparati respiratori sanitari oggi con l’equivalente di uno solo di essi si sarebbero potuti costruire? Paragoni ed esempi oggi si sprecano anche facendo riferimento ad altri campi: per il diritto al divertimento possiamo utilizzare le lussuose navi da crociera, ma il diritto alla salute non è un diritto, forse è meno di un optional.
Non esistono guerre giuste: a parole lo hanno detto tutti “i grandi uomini della terra”. Ma intanto le guerre ci sono.
Oggi, in tutto il mondo, si aggira un nemico invisibile, ma vero e reale: lo hanno denominato covid-19. Questo nome, oggi, lo conoscono tutti: anche quei bambini che non possono andare a scuola e che forse il virus per la loro “innocenza” li sta risparmiando;
lo conoscono anche quei giovani che con tanta spavalderia pensavano di esserne e immuni e che con la loro “fuga e rientro irresponsabile” hanno contagiato proprio coloro che con loro risorse li sostenevano nei loro studi a distanza.
Lo ha conosciuto, purtroppo, anche senza conoscerne il nome o saperlo pronunziare, tanti anziani;
lo abbiamo conosciuto anche noi che nella scienza e nella tecnologia avevamo riposto le nostre speranze;
lo hanno conosciuto loro malgrado, anche “i grandi”: attori, sportivi, politici, …. perfino le teste coronate;
lo hanno conosciuto anche quelli che per lavoro o missione sono entrati a contatto con i contagiati: da quelli che indossano la divisa da infermiere ai camici bianchi alle tonache nere o rosse;
lo hanno conosciuto anche quelli che indossavano l’uniforme mimetica quando hanno dovuto trasportare con i camion non le casse di munizioni, ma le centinaia di bare degli “uccisi” da quel nemico invisibile che si fa beffe delle loro armi sofisticate;
lo hanno conosciuto, (e non so quanto se lo sentano pesare sulla coscienza) quei “baron de paperoni” che, – per la loro meschina sete di guadagno – hanno “deliberatamente permesso” (se non addirittura direttamente pilotato) la crisi della sanità pubblica a tutto vantaggio di quella privata e che della salute ne hanno fatto un business;
lo hanno conosciuto, purtroppo, anche quelli che, ben attaccati alla loro redditizia poltrona nell’ambito sanitario dal livello locale fino a quello nazionale, hanno sempre esaltato l’efficienza sanitaria presente e l’ulteriore miglioramento di quella … che verrà.
La guerra in realtà non ha vincitori e vinti, forti o deboli: ha solo uomini che sono ad essa sopravvissuti , forse solo in attesa della prossima.
Oggi siamo in guerra: non l’ha scatenata il covid-19: siamo stati noi che abbiamo dichiarato guerra noi stessi.
Ci siamo ubriacati di ciò che abbiamo chiamato “progresso” non contrastando in alcun modo la nuova mentalità secondo la quale la salute vale meno dei soldi;
abbiamo accettato senza nessuna contestazione la logica di chi da “cittadini ci ha fatti diventare solo consumatori”;
penso a quella devastante burocrazia unita alla corruzione che fa affondare nelle sue sabbie mobili tanti progetti di pubblica utilità;
penso a quante opere pubbliche abbiamo lasciate intenzionalmente incompiute e tra questi anche ospedali, finiti ma mai entrati in funzione;
hanno fatto guerra a se stessi anche quegli anonimi devastatori che hanno vandalizzato scuole, strutture sportive, luoghi di aggregazione che erano solo in attesa di essere consegnate ed utilizzate, e che hanno diabolicamente esultato dopo averlo fatto.
Ma se continuiamo a fare guerre e a farci guerra, che speranza abbiamo di sopravvivere?
E se poi questa guerra l’abbiamo dentro di noi?
Oggi l’unica guerra giusta è quella alla “disumanità” in tutti i suoi aspetti a partire dal bullismo al razzismo, dalla lite familiare ai conflitti tra i popoli, dal considerare ogni uomo per ciò che è non per ciò che ha e che ogni risorsa di questo “nostro pianeta” e scienza siano “per l’uomo e per tutti gli uomini”.
Siamo già in guerra, ma finora di sola difesa contro il covid-19: dobbiamo raggiungere il traguardo più importante: questo virus è stato definito il virus dell’egoismo e della tristezza: sarà debellato solo se su questo pianeta l’Umanità ad ogni latitudine e longitudine condividerà la medicina e la risorsa più grande: l’Amore.
Oggi il virus ce lo sta facendo capire: da solo perderai.
Tanti dicono: “Ce la faremo” e “non ce la farò”:
Intanto vediamo che stanno collaborando Cinesi, Russi, Italiani, Americani, Spagnoli, …. tutti contro il nemico comune.
Quando l’Umanità sarà una sola, vincerà.
Qualcuno ce lo aveva già detto. Quando internet e la globalizzazione non esistevano.
Quando al massimo “ciò che veniva detto all’orecchio doveva essere annunziato dai tetti”.

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